Yanez Borella e Giacomo Meneghello sono a Baku, in Azerbaijan. Prossima tappa il Kazakistan

 28 maggio 2019Rosario Fichera

Questa sera abbiamo telefonato a Yanez Borella e Giacomo Meneghello per avere aggiornamenti sul loro affascinante viaggio-avventura, dal Trentino alla Cina, lungo la celebre Via della Seta di Marco Polo che stanno affrontando in e.bike con carrello al seguito munito di pannello fotovoltaico.

Allora Yanez e Giacomo dove vi trovate, siete già sistemati per la notte?

«Sì, dopo avere lasciato la Georgiaci troviamo questa sera a pochi chilometri da Baku, in Azerbaijan, qui è quasi notte, essendo due ore avanti rispetto all’Italia e quindi ci stiamo preparando per dormire. Domani mattina andremo al porto per cercare una nave per raggiungere il Kazakistan. Forse dovremo attendere due, tre giorni, infatti le navi non partono se non sono cariche, nel frattempo scaleremo una cima».

Come vi è sembrato l’Azerbaijan?

«Le zone di campagna e di montagna sono splendide, così come i suoi abitanti: abbiamo ricevuto un’accoglienza difficile da descrivere e immaginare: quando passavamo con le nostre e.bike tutti ci fermavano per salutarci e fare delle foto. Per la notte abbiamo montato la nostra tenda in un campo, è arrivato il proprietario che ci accolto con un sorriso, dicendoci che potevamo fermarci senza problemi e in segno di ospitalità ci ha anche offerto dei frutti di gelso».

Panorama durante il viaggiando Yanez Borella e Giacomo Meneghello (foto  Giacomo Meneghello)
Panorama durante il viaggiando Yanez Borella e Giacomo Meneghello (foto Giacomo Meneghello)

Questi ultimi giorni in Georgia sono stati, però, abbastanza difficili? 

«Sì, sono stati molto faticosi a causa del maltempo che non ci ha lasciato tregua: per raggiungere, dalla Georgia, l’Azerbaijan abbiamo percorso molte strade di montagna non asfaltate che con l’acqua e il fango si sono trasformate in veri e propri percorsi ad ostacoli, a volte impraticabili. Diverse volte, soprattutto in prossimità di un passo di circa 2000 metri, ci siamo letteralmente impantanati, tra grosse pozzanghere e torrenti che si formavano tra i solchi del terreno, impossibilitati a proseguire e spingere i carretti. La nostra fortuna è stata la grande solidarietà, gentilezza e disponibilità degli abitanti dei piccoli paesini di montagna che abbiamo incontrato lungo il tragitto. Paesini abitati da persone povere, ma con un cuore eccezionale: ci hanno aiutato a tirare fuori dal fango i carretti e a spingerli e senza di loro non sono come avremmo fatto. Ci hanno anche accolto a casa loro, offrendoci da mangiare e da bere».

Strade impraticabili (foto  Giacomo Meneghello)
Strade impraticabili per la pioggia (foto Giacomo Meneghello)

Ma che lingua parlavate con loro?

«Molto spesso quella dei gesti, ma il più delle volte abbiamo utilizzato il traduttore di Google. Abbiamo poi conosciuto un ragazzo di 14 anni, di nome Aleko, che parlava un po’ d’inglese e che ci ha fatto da traduttore. Un ragazzo per molti aspetti eccezionale che abbiamo ammirato per il coraggio e la grande forza di volontà per migliorare la sua vita, studiando: pensa per andare a scuola in inverno, dato che nei paesini di montagna non passano gli spazzaneve, percorre a piedi sulle strade innevate dieci chilometri al giorno! C’è da prendere esempio da questi ragazzi che non perdono mai il sorriso, nonostante la vita difficile, con molta povertà».

Ma che Paese vi è sembrato la Georgia?

«Nonostante la pioggia ci abbia impedito di scoprirlo come speravamo, le zone di montagna sono molto belle, anche se molto povere. Lungo il tragitto s’incontrano gli scheletri di vecchi carri armati e automezzi risalenti al periodo della ex Unione Sovietica, come testimoni di un passato che stenta ancora ad essere superato. Le auto che circolano sono molto vecchie e arrivano quasi tutte dalla Russia, a volte ci siamo chiesti come facciano a muoversi, un vero e proprio miracolo! Ma la Georgia ti riserva molte sorprese, infatti nelle città trovi una situazione totalmente diversa da quella delle montagne: la capitale Tbilisi, per esempio, ha dei quartieri sfarzosi, ricchi, anche se poco lontano trovi le baraccopoli. Tbilisi, peraltro non la dimenticheremo facilmente».

Yanez Borella e Giacomo Meneghello: Tbilisi di notte (foto  Giacomo Meneghello)
Yanez Borella e Giacomo Meneghello: Tbilisi di notte (foto Giacomo Meneghello)

Perché?

«Perché circolare per le strade di questa città è stato molto rischioso e più di una volta abbiamo rischiato di essere investiti: il traffico era caotico, in molti non rispettavano le regole stradali e altrettanti guidavano male. Però tra le vie di questa città abbiamo incontrato dei bambini che ci salutavano gridando “hello!”, offrendoci dei semi di zucca e contagiandoci il loro sorriso che porteremo, anche in questo caso, sempre con noi».